Origine dell'icona - ARTEIKON - IMMAGINI DELL'INVISIBILE Un itinerario ed un incontro nella Bellezza originaria

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Origine dell'icona

Storia e Teologia > Storia dell'icona


(dal libro di Angelo Vaccarella: Impariamo a dipingere un'icona)


Secondo una leggenda siriana del III secolo, il re Abgar di Edessa (179-216 d.c.), il primo re cristiano all'epoca di Gesù, era stato colto da una malattia incurabile. Egli vide abili pittori e ordinò loro di andare insieme ai suoi messaggeri e di dipingere e portargli riprodotto il Volto del Signore, affinché egli potesse rallegrarsi della sua immagine come della sua personale presenza. Ora vennero i pittori con i messaggeri del re, ma non furono in grado di dipingere un'immagine dell'umanità del Signore degna di adorazione. Quando però il Signore, con la sua divina scienza guardò (riconobbe) l'amore di Abgar par Lui e dopo che Egli vide che i pittori non riuscivano a dipingere la sua immagine, Egli prese un panno di lino e lo premette sul suo Volto, che dona la vita al mondo, e questo vi restò impresso così come Egli era (icona non dipinta da mani d'uomo) ¹ . E quel panno venne portato al re Abgar che guarì (Am 5,4) e come una sorgente di grazie fu deposto nella Chiesa di Urai (Edessa).

Potremmo dire che il primo iconografo fu proprio Gesù e che quindi l'origine dell'icona affonda le sue radici in Cristo stesso.

Il Volto del Signore non può essere dipinto, la sua immagine (come la sua personale presenza) non è frutto dello sforzo umano. La sua umanità concretissima, mistero ineffabile del Dio che si fa uomo, non è catturabile in una forma, frutto dell'ingegno umano. La sua immagine, dono dell'amore del Padre, presenza di Dio in mezzo a noi, non è l'ascesi di un uomo, ma la "kenosi" di Dio. Cosa resta all'iconografo? Alla sua "arte"? Solo l'accoglienza di questo dono, di questa conoscenza che viene ad illuminare i colori e le forme della sua arte che, come finestra aperta sul mondo, ne irradia il "mistero" perché il mondo creda (prof.ssa Rosa Morelli).

Storicamente l'iconografia nasce nelle catacombe dei primi cristiani per i quali le immagini avevano un significato molto diverso da quello dei pagani. A d esempio il "pesce", dal greco "ichthùs", che per i pagani simboleggiava la fecondità, per i cristiani, rappresentava la formula del Credo; infatti nelle lettere che formano il termine "pesce", in greco "i-ch-th-ù-s", sono raccolte le iniziali dell'antica formula di professione di fede: "Gesù-Cristo-Figlio di Dio-Salvatore". Così anche la "nave", simbolo pagano del viaggio di trapasso delle anime verso l'aldilà, è per i cristiani il simbolo della Chiesa.

Per i giudei l'immagine era proibita secondo la parole dell'Antico Testamento (Es. 20, 3-4s): "Non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prosterai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio…" (cf. Deut. 6,4-45).

In questo segno di rispetto della trascendenza di Dio, questa prescrizione aveva un valore anche per i cristiani: molti cristiani dei primi tre secoli vennero condannati al martirio proprio perché rifiutavano di rendere culto divino alle immagini dell'imperatore (cf. Deut. 4, 15-20; Lv. 19,4).
Tuttavia, il cristiano sa che se Dio ha assunto un volto in Cristo, può esserci una immagine autentica del divino. Perciò, quando nel 314 Costantino concede la libertà di culto ai cristiani (Editto di Costantino) Costantinopoli diventa la culla di tutta la cultura cristiana e dell'arte bizantina, qui nascerà l'arte sacra dell'icona.

Nel Concilio di Quinsesto (691-692) verrà precisato che il Figlio di Dio può essere rappresentato non più solo simbolicamente, ma anche nel suo aspetto umano perché essendosi incarnato per la salvezza del mondo ha assunto in Sé la natura umana e ci ha mostrato il Suo Volto (Col. 1,15).

Quando nel VIII secolo il culto dell'icona si estenderà in tutta la Chiesa, il termine "eikon" verrà usato universalmente con un significato sacro.

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