Icone - ARTEIKON - IMMAGINI DELL'INVISIBILE Un itinerario ed un incontro nella Bellezza originaria

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Icone

Angelo Vaccarella


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L'icona di Andrej Rublev è una delle espressioni mistiche più elevate. Diceva San Gregorio Nazianzeno: "Quando dico Dio intendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo". Ed aggiungeva: "Non appena mi rappresento l'uno sono illuminato dallo splendore dei tre; non appena li distinguo sono ricondotto all'uno. Quando penso uno dei tre lo penso come il tutto e i miei occhi sono riempiti e il più mi sfugge". Nello sfondo superiore sinistro tra la casa e l'albero vi era la dicitura: "la Trinità", oggi appena visibile nell'originale. L' angelo di destra è lo Spirito Santo, l'angelo di sinistra, è il Padre, l'Inconoscibile e l'angelo di centro, con alle spalle l'albero della vita, dalla mano che benedice la coppa e dalle vesti azzurro e bruno, simboli delle due nature del Cristo, è il Figlio. Un movimento anima tutta l'icona: esso parte dall'angelo di destra, è trasferito dall'inclinazione dell'angelo centrale e, raccolto dall'angelo di sinistra, ritorna di nuovo verso l'angelo di destra, eternando così il suo continuo moto. I tre personaggi hanno dei bastoni lunghi e rossi, simbolo del potere dell'individuo, della sua dignità ed autorità. I tre angeli sono seduti su dei panchetti con i piedistalli d'oro, segno della diversità del mondo terrestre ed il mondo celeste e la supremazia di questo sulla terra. I tre siedono alla stessa mensa, che ha il piano bianco, e su cui si trova la coppa che contiene l'agnello del sacrificio. Troviamo, sempre nella tavola, un doppio rettangolo che è simbolo della terra.

Santa Trinità

Secondo la tradizione, l'icona della Madre di Dio "Odighìtria", è attribuita all'evangelista San Luca. La Madre di Dio viene chiamata Odighìtria, cioè "Colei che indica la via". Prende il nome dalla chiesa di Costantinopoli detta "delle guide".
La Vergine, con il gesto della mano destra, indica a tutti gli uomini il suo Figlio Gesù Cristo, quale via per giungere alla salvezza eterna.
Le tre stelle sul manto della Madre di Dio (sul capo e sulle spalle) sono il segno della sua verginità: prima, durante e dopo il parto.
Il Bambino Gesù è raffigurato come un adulto, ed è seduto in posizione eretta sul braccio della Madre. Come Salvatore benedice e tiene il rotolo del Vangelo.
Egli è il Verbo, il Signore di tutti i tempi, la gloria di Dio. Tutto in Lui è luminoso; secondo la definizione del Concilio di Nicea, Egli è "Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero...".

Vergine Odighitria

La Madre di Dio "Del Segno", ci rimanda alle parole del profeta Isaia (7,14): "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele".
L'icona ci presenta frontalmente la Vergine a mezzo busto, con gli avambracci alzati in segno di preghiera, e Gesù Cristo l centro del suo petto, inscritto in un cerchio, simpbolo di eternità.
La Tradizione Orientale, infatti, chiama questa Icona anche con il nome di «Platytera», cioè "la più vasta nei cieli".
Maria, immagine della Chiesa, prega incessantemente per tutti gli uomini, ma allo stesso tempo trasmette la grazia divina. Sulla sua fronte e sulle spalle scorgiamo tre stelle, che indicano la sua triplice verginità: prima, durante e dopo il parto.
Lo sfondo dorato èsimbolo della luce divina, increata.
La festa principale è il 27 novembre, istituita in ricordo della vittoria di Novgorod su Suždal nel 1170, grazie a un miracoloso intervento dell'icona.

Vergine del Segno

Diversamente dalle raffigurazioni occidentali, che presentano Gesù in ginocchio, mentre lava i piedi all'apostolo Pietro, nell'arte bizantina, Cristo è sempre raffigurato in piedi, appena reclinato sul catino. Fino al XII secolo, gli undici apostoli, dietro i personaggi principali dell'icona, venivano rappresentati in piedi, immobili ed attoniti di fronte al gesto del loro Maestro; una bella icona con queste caratteristiche, è conservata nel monastero di Santa Caterina del Sinai.

Dal secolo XIII in avanti, essi vengono ritratti in movimento, nel gesto di levarsi i calzari. In questa icona, dunque, vengono rappresentati i dodici apostoli ai quali Gesù lava i piedi. Il ministero pubblico di Cristo è terminato, ma non il suo insegnamento sull'amore. Ancor prima di annunciare il tradimento di Giuda, infatti, Egli rivela ai suoi discepoli il "comandamento nuovo" con un gesto che suscita scandalo: "Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto" (Gv. 13,5).

La parola Pantocràtor letteralmente significa: "Colui che contiene tutte le cose" o anche "Dominatore su tutto".
Lo sguardo apparentemente severo del Volto mette in risalto che il Verbo incarnato è l'immagine del Padre.
La tunica rossa indica la sua regalità (divinità), mentre il mantello blu la sua umanità, ma anche indica la trascendenza.
Il volto dipinto frontalmente come tutti i volti delle icone, sta a significare che la Parola di Dio (che è Cristo stesso) deve essere accolta "faccia a faccia con tutti i nostri sensi: gli orecchi, sempre visibili, ascoltano la Parola di Dio; il naso ne sente il profumo; la bocca parla lodandola, le mani indicano anche la bellezza, bontà e verità e gli occhi contemplano il suo mistero" (Guillem Ramos Poquì, Come si dipinge un'icona - Ed. Piemme 1991).
Colui che ci sta di fronte non è tanto il Giudice onnipotente, bensì il Cristo Sapienza e luce del mondo.
"Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8, 12).

Cristo Pantocratore

Con l'icona della Trasfigurazione, un tempo, l'iconografo doveva iniziare la sua attività pittorica. Essa è la madre di tutte le icone, nel senso che in ogni icona deve riflettersi la luce che brillò sul Tabor.
A differenza di quello che succede in tutte le altre icone, in quella della Trasfigurazione la forza non è nello sguardo di Cristo (lo si intravede appena per lo spazio ridotto che esso occupa nella scena), ma è nell'insieme, e specie nelle vesti, che divennero candide come la luce. Sono bianche al grado massimo di lucentezza per esprimere l'ineffabile, l'essenza divina invisibile ed inaccessibile di quel Dio che "nessuno ha mai visto" e che nemmeno i cieli (cerchi concentrici), nella loro immensità non riescono a contenere.
"Lo scopo principale della Trasfigurazione, scrive San Leone Magno, era di rimuovere dal cuore degli apostoli lo scandalo della Croce, affinché l'umiltà della passione da lui voluta, non turbasse la loro fede, essendo stata rivelata ad essi in anticipo l'eccellenza della sua dignità nascosta".
Ma la Trasfigurazione è anche vista, soprattutto nella spiritualità ortodossa, come rivelazione della bellezza del Regno e prefigurazione di quello che saremo e la nostra configurazione in Cristo.

Per una lettura completa dell'icona

Trasfigurazione

Secondo un'antica tradizione che risale al II secolo, ebbero questo nome i genitori della beata Vergine Maria. È il protovangelo di Giacomo, a darne i nomi. I nomi dei genitori della Beata Vergine Maria, Anna (ebr. Hannah, "grazia") e Gioachino (ebr. Yohaquim, "Dio rende forte"), ci sono conservanti da una antica tradizione extratestamentaria, in particolare alcuni Vangeli apocrifi: il protovangelo di Giacomo, lo Pseudo Matteo e il Libro della Natività di Maria. La figura di Anna è in parte ricalcata su quella dell'omonima madre del profeta Samuele, che per lungo tempo non ebbe figli; la sua vicenda ricorda anche quella di Sara, moglie di Abramo, e della stessa Maria. Anna e Gioacchino, ormai in tarda età, non avevano figli; Gioacchino allora andò nel deserto, dove rimase per quaranta giorni in preghiera. Alla fine seppe da un angelo che sarebbe stato esaudito. Mentre tornava a casa, la moglie, anch'essa avvertita da un angelo, gli andò incontro alla "porta aurea" di Gerusalemme. Secondo la tradizione Anna sarebbe vissuta fino a ottant'anni, mentre di Gioacchino non si hanno più notizie dopo la presentazione al Tempio di Maria.

Sant'Anna, San Gioacchino e Maria Bambina

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