Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale S. Tommaso D'Aquino 2008 - ARTEIKON - IMMAGINI DELL'INVISIBILE Un itinerario ed un incontro nella Bellezza originaria

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Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale S. Tommaso D'Aquino 2008

Convegni


Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale S. Tommaso D'Aquino - Napoli

Incontro dell'iconografo Angelo Vaccarella con gli studenti sul tema:

l'icona della Trasfigurazione


Mediatore: Mons. Salvatore Esposito
Docente di Teologia Liturgica
Direttore dell'Ufficio Liturgico Pastorale della Arcidiocesi di Napoli
Prefetto degli Studi all'Istituto Diocesano per l'Iniziazione ai Ministeri

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Di seguito è riportata una breve sintesi dell'incontro:


(Numerosi spunti, per questa lectio-preghiera, sono stati presi dal testo: "Il Mistero della Trasfigurazione" - Ed. Ancora 199 - di P. Raniero Cantalamessa, che ringrazio di cuore per avermi concesso l'autorizzazione all'utilizzo).

Breve descrizione dell'icona: La Trasfigurazione
(XV secolo, 90x 58 - Scuola di Novgorod - Museo di Storia e di Architettura, Novgorod). La festa della Trasfigurazione del Signore è celebrata il 6 agosto, perché secondo una tradizione l'episodio della Trasfigurazione narrato dai Vangeli sarebbe avvenuto quaranta giorni prima della crocifissione di Gesù. In Oriente si celebrava già la festa dell'Esaltazione della Santa Croce il 14 settembre, quindi di conseguenza fu stabilita la data della Trasfigurazione. In Occidente le prime testimonianze della festa risalgono alla metà del IX secolo. Papa Callisto III nel 1457 la inserì nel Calendario liturgico Romano come ringraziamento per la vittoria ottenuta sui Turchi a Belgrado il 6 agosto 1456.

Con l'icona della Trasfigurazione, un tempo, l'iconografo doveva iniziare la sua attività pittorica. Essa è la madre di tutte le icone, nel senso che in ogni icona deve riflettersi la luce che brillò sul Tabor.

Vi sono 4 brani evangelici che occupano, in Quaresima una posizione privilegiata e possono essere usati in tutti e 3 cicli liturgici: La Trasfigurazione, La Samaritana, il Cieco nato e la Risurrezione di Lazzaro. Ma tra tutti questi episodi solo della Trasfigurazione diciamo che è un mistero della vita di Cristo. Perché in tutti gli altri casi Gesù pera qualcosa (promette l'acqua viva, guarisca un cieco, risuscita un morto), in altre parole, dà un insegnamento o opera un miracolo; nella Trasfigurazione qualcosa si opera in Gesù. Egli non è solo il soggetto dell'azione prodigiosa, ma anche l'oggetto.

Lettura del brano del Vangelo secondo San Matteo (17, 1-8): Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

Una tradizione attestata già nel IV secolo da Cirillo di Gerusalemme e da Girolamo, identifica il luogo dove sarebbe avvenuta la Trasfigurazione con il monte Tabor. Un colle rotondeggiante ed isolato della Galilea, alto circa 600 metri sul livello delle valli circostanti. È su questo colle che i bizantini costruiranno, poi, tre chiese di cui parla l'Anonimo Piacentino che le visiterà nel 570. In epoca crociata, la cima del monte venne spianata per costruirvi un monastero benedettino fortificato, che venne poi espugnato. Oggi sulla spianata, lunga qualche centinaio di metri, sorge la Chiesa della Trasfigurazione, costruita nella prima metà del XX secolo.

Dicevamo dunque che Gesù portò gli apostoli in disparte, su un alto monte. Spiega Origene, che Gesù quando si trasfigurò, non si fermò in qualche luogo pianeggiante o in qualche valle, ma salì sul monte e lì si trasfigurò, affinché si sapesse che Egli sempre si manifesta sui monti e sui colli e si compresse che in nessun altro luogo lo si può cercare se non nei monti della Legge e dei Profeti". Elia (Profeti), Mosè (Legge), Cristo (perfezione del patto di Dio) sono posti infatti su tre cime di una stessa montagna, alle cui pendici stanno gli apostoli (gli uomini).

A differenza di quello che succede in tutte le altre icone, in quella della Trasfigurazione la forza non è nello sguardo di Cristo (lo si intravede appena per lo spazio ridotto che esso occupa nella scena), ma è nell'insieme, e specie nelle vesti, che divennero candide come la luce. Sono bianche al grado massimo di lucentezza per esprimere l'ineffabile, l'essenza divina invisibile ed inaccessibile di quel Dio che "nessuno ha mai visto" e che nemmeno i cieli (cerchi concentrici), nella loro immensità non riescono a contenere.

Cristo dunque appare come il centro "dei tempi", ma anche "dei mondi", del mondo divino e umano. Egli sta ritto alla sommità del monte, sullo spuntone più alto della roccia, là dove finisce la terra e comincia il cielo. Dio e uomo riuniti in una stessa persona. In mano, il Cristo, tiene il rotolo (chirografo), la ricevuta del peccato, che Egli è venuto a riscattare e sostituire con la grazia. Lo porta sul lato sinistro in corrispondenza del volume della Legge in mano a Mosè. Sta scritto infatti che : "Poiché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo" (Gv 1, 16-17). Ed ecco apparvero Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

La figura di Mosè nella nostra icona è quella di destra, con la barba corta e con volto giovanile. Sta scritto infatti, che "il tempo non aveva alterato la sua bellezza, né offuscato lo splendore dei suoi occhi, né appannata la maestà del suo volto". Reclinato leggermente nella persona, in atto di deferenza, sembra porgere a Cristo il Volume della Legge e guardare intensamente ciò che " molti profeti e giusti hanno desiderato vedere". L'elevazione verso il cielo delle mani di Mosè commenta Gregorio di Nissa, significa l'intelligenza spirituale della Legge: il loro ricadere in basso la sua interpretazione e la sua osservanza,materiali e letterario. Mosè insegnò a tutti a guardare verso Dio.

Elia dei vivi, perché fu rapito in cielo, e che prima ebbe il privilegio di vedere il Signore sull'Oreb, in una maniera del tutto particolare e suggestiva, è il rappresentante dei profeti.

Mosè ed Elia dunque vogliono richiamare insieme, un avvenimento: il Sinai, sul quale entrambi ebbero una rivelazione di Dio. Un parallelismo quindi tra il Tabor ed il Sinai. Il Tabor sorpassa il Sinai: Dice Anastasio Sinaita: "Elia non si copre più il volto con il mantello all'ingresso della caverna, udendo il mormori di un vento leggero; Mosè non contempla più Dio solo "di spalle", nascosto nell'anfratto di una roccia; la "mano" che protegge gli occhi di Mosè è ora la carne di Cristo con cui Dio si è velato".

Tutta la metà inferiore dell'icona è occupata dai tre apostoli caduti al suolo, incapaci di sostenere il bagliore della divinità. Caddero a terra e piombarono in un sonno profondo, seppelliti nell'oscurità, e appesantiti com'erano dall'eccesso di splendore, crollarono in un sonno profondo, tanta appunto era la luce al di sopra del sole, dice Giovanni Crisostomo. La luce non investe Gesù dal di fuori, ma proviene dal suo interno. Gesù brilla di luce propria,on riflessa dunque. Gesù sul Tabor non è un maestro per gli apostoli che impartisce insegnamenti o fornisce prove della sua divinità, ma ammette i discepoli, i suoi amici a un momento di vera intimità tra Lui e il Padre celeste, perché siano testimoni e partecipi della sua gloria.

Essendosi risvegliati dal sonno, questo è il momento che coglie l'iconografo nella nostra icona, Pietro, il primo a destra, disse a Gesù: "Maestro è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia. La parola "bello" in un contesto come questo della Trasfigurazione non è casuale. Dopo aver creato tutte le cose, Dio vide che tutto era "bello", (il termine ebraico può significare sia bello che buono, ma la traduzione dei 70 lo ha reso con bello). Con la manifestazione della vera e perfetta immagine di Dio, dell'uomo nuovo, ricompare la vera bellezza, smarrita con il peccato. Dirà ancora Anastasio Sinaita: "Oggi sul Tabor Egli ha rinnovato e trasformato l'immagine della bellezza terrestre in quella della bellezza celeste".

Gli apostoli sul monte Tabor più che testimoni, furono contemplatori (epòptai). E mediante la contemplazione noi possiamo fin d'ora entrare nel mistero della Trasfigurazione, farlo nostro e diventarne parte in causa. San Paolo dirà: "Trasformatevi rinnovando la vostra mente (Rm 12, 2). E ancora nella 2 Cor 3, 18): "E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di glori in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore".

"Lo scopo principale della Trasfigurazione, scrive San Leone Magno, era di rimuovere dal cuore degli apostoli lo scandalo della Croce, affinché l'umiltà della passione da lui voluta, non turbasse la loro fede, essendo stata rivelata ad essi in anticipo l'eccellenza della sua dignità nascosta". Ma la Trasfigurazione è anche vista, soprattutto nella spiritualità ortodossa, come rivelazione della bellezza del Regno e prefigurazione di quello che saremo e la nostra configurazione in Cristo.

Pietro, stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". Cristo ha preso il posto della Legge. E' Lui, in tutto quello che dice e che fa, l'espressione definitiva e completa della volontà del Padre. Lui il profeta futuro che Mosè stesso aveva ordinato di ascoltare (Dt 18, 15).

All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. Dirà Origene: "Mosè, cioè la Legge, ed Elia, cioè la Profezia, sono diventati una sola cosa con Gesù, cioè con il Vangelo. Non più come prima: non sono più tre; i tre sono diventati un essere solo".

Conclusione: L'icona non si può dire mai del tutto compiuta; l'ultimo tocco spetta a chi la guarda, a chi si pone innanzi ad essa con atteggiamento di umile ascolto. Tutta la storia dell'umanità si anima e prende vita attorno a questo evento: Dio ha preso un volto d'uomo e tale Volto è il luogo privilegiato della sua Rivelazione.

(Numerosi spunti, per questa lectio-preghiera, sono stati presi dal testo: "Il Mistero della Trasfigurazione" - Ed. Ancora 199 - di P. Raniero Cantalamessa, che ringrazio di cuore per avermi concesso l'autorizzazione all'utilizzo).


Angelo Vaccarella

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