Angelo Vaccarella - ARTEIKON - IMMAGINI DELL'INVISIBILE Un itinerario ed un incontro nella Bellezza originaria

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Storia e Teologia
Angelo Vaccarella - Iconografo - Scrittore - Saggista
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Se Cristo è il nuovo Adamo creato "a immagine e somiglianza di Dio"(cf. Gen. 1,26), l'incarnazione è il fondamento teologico dell'icona (Gv. 1,8). Il Volto di Gesù è l'icona "fondamentale" attraverso la quale è possibile rappresentare tutti i volti dei santi configurati dallo Spirito a Sua immagine. Allora nell'icona è presente Cristo perché essa risale a Lui. Questa presenza viene conferita dalla Chiesa attraverso un rito di benedizione con cui l'icona diviene "tempio della santità di Dio" che santifica l'ambiente in cui si trova; questo "essere luogo della presenza di Dio" distingue l'icona da qualsiasi altra raffigurazione religiosa.
Possiamo dire allora che l'icona non nasce nello studio artistico di un iconografo, ma nella profondità della sua anima che è il "luogo" dove egli fa l'esperienza dell'incontro con Dio.
"Scrivere" un'icona non dipende solo dalle capacità tecniche dell'artista, ma dal dono che Dio gli fa di rappresentare, nell'icona stessa, la sua somiglianza.
L'iconografo quindi è solo uno strumento al servizio della Chiesa, cosciente di avere una enorme responsabilità: rappresentare il Volto di Dio.

Ma anche la capacità di guardare (contemplare) un'icona è un dono di Dio. Dice Dominique Cerbelaud, patrologo e teologo francese: "…l'icona può essere descritta come <specchio attivo> che trasforma secondo la sua somiglianza colui che la contempla. In verità non è tanto il credente che guarda l'icona, quanto piuttosto l'icona che guarda il credente".

Questa è la teoria della prospettiva inversa, secondo la quale il punto di fuga dell'icona non si trova dietro alla tavola, bensì davanti ad essa: l'icona converge esattamente nel punto in cui va a porsi colui che osserva.

Nell' Antico Testamento è scritto che nessuno può vedere il Volto di Dio e restare vivo (cf. Es. 33,20), perché c'è un tale abisso tra la santità del Signore e l'indegnità dell'uomo, che l'uomo stesso dovrebbe morire vedendo Dio (Es. 19,21; Lv.16,2).

Gesù, invece, nel Vangelo dice: "Beati i puri di cuori perché vedranno Dio" (Mt. 5,8)

Cosè la purezza di cuore?
"E' purezza del cuore quel che è isolato e separato da tutte le cose corporee ed è raccolto e racchiuso in se stesso, ed è quello che, da questa purezza, si getta in Dio e là entra nella Unità" (M. Eckhart: Predica "Unus deus et pater omnium")

Dice S. Agostino: "non ti sarà permesso di vedere col cuore non puro ciò che si vede solo col cuore puro. Né verrai respinto, né verrai allontanato, non lo vedrai…vi sono occhi con cui si vede Dio. Adesso dunque tali occhi, a causa della loro debolezza, sono illuminati dalla fede, in seguito, però, quando saranno diventati più vigorosi, saranno illuminati dalla visione".

L'uomo oggi è più abituato ad immaginare Dio che a contemplare la Sua Immagine. Il Signore stesso allora si preoccupa di purificare gli occhi della nostra anima affinché essa veda la verità (Is. 6,9-10; Mt. 13,16-17; Gv. 8,12), Dio illumina l'uomo che è cieco (Gv. 9,5-7).

Non ci può essere, quindi, "visione" senza "conversione" del cuore; conversione che è dono di Dio, che è grazia riversata nei nostri cuori dallo Spirito Santo vivificante, che attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio (Rm. 8,16) e i figli riconoscono sempre il volto del padre e lo guardano negli occhi.

Ma perché un'icona parli alla nostra anima, dobbiamo guardarla non soltanto con gli occhi di un critico d'arte o di uno studioso, ma con gli occhi di chi ha sperimentato nella sua vita la Misericordia di Dio ed ha accolto nel suo cuore lo Spirito Santo (Atti 2,38). Se il nostro cuore è reso puro dallo Spirito Santo allora i nostri occhi avranno una vista infinita (discernimento).
Nel Vangelo di Matteo (6, 22-23) è scritto: "La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!" Rappresentare la Vergine Maria (Madre di Dio), gli Angeli e i Santi, significa che Dio trasmette all'uomo che contempla l'icona, l'immagine di una umanità purificata e trasfigurata (Mt. 17, 1-3). Gesù Cristo è la vera icona del Padre e ancor di più lo è sulla Croce ³.

Il "Crocifisso" è l'impronta della sostanza del Padre.

Nell'icona della crocifissione non c'è disperazione, ma solo gioia nell'attesa della Risurrezione, della Pasqua.

Cristo ci invita a non farci dio della nostra vita, ma ad entrare nel mistero salvifico del piano di Dio per sperimentare fin d'ora la vita eterna (Lc. 9,22-24).

Cfr. Inno alla Croce Gloriosa: "La Croce Gloriosa del Signore Risorto è l'albero della mia salvezza; di esso mi nutro, di esso mi diletto, nelle sue radici cresco, nei suoi rami mi distendo. La sua rugiada mi rallegra, la sua brezza mi feconda, alla sua ombra ho posto la mia tenda. Nella fame alimento, nella sete fontana, nella nudità mio vestimento. Angusto sentiero, mia strada stretta, scala di Giacobbe, letto di amore dove ci ha sposato il Signore. Nel timore difesa, nell'inciampo sostegno, nella vittoria corona, nella lotta tu sei il premio. Albero di vita eterna, pilastro dell'universo, ossatura della terra, la tua cima tocca il cielo e nelle tue braccia aperte brilla l'amore di Dio".
Angelo Vaccarella

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